” la democrazia non è né (solo) la forma di governo che permette all’oligarchia di regnare in nome del popolo né la forma di società regolata dal potere della merce. E’ l’azione che strappa continuamente ai governi oligarchici il monopolio della vita pubblica e alla ricchezza l’onnipotenza sulle vite.” (J. Rancière)

L’anomalia ancora da costruire

13 Gennaio 2009

di Benedetto Vecchi - Venerdì 9 gennaio 2009

L’onda si forma, cresce e poi rifluisce. È un fatto noto, ma se è anomala può infrangere ogni modello di analisi. E il movimento contro le proposte del ministro Mariastella Gelmini ha subito dichiarato la sua anomalia. Anche quando sembrava che avesse lasciato il posto alla risacca, ha mandato a dire che non voleva essere un movimento dipendente dalle azioni del potere politico, sia che vestisse le divise istituzionali che gli abiti di un qualche partito, sia che fosse presente o non in Parlamento. E quando ha pacificamente paralizzato, almeno a Roma, cioè nella capitale, sede del parlamento, la vita pubblica già affermava che quella invasione della città era solo un assaggio della sua potenza.
Ma poi la parola è passata a Mariastella Gelmini, che, se su YouTube invitava al confronto, nelle stanze segrete del ministero stilava pessimi decreti attuativi della riforma della scuola primaria e modificava il decreto legge sull’Università. Ieri, infine, il voto in Parlamento che ha approvato la nuova versione. Sulle modifiche introdotte non c’è molto da dire. Gli ottimisti potrebbero dire che è solo maquillage, i pessimisti che sono peggiorative.

Più realisticamente si può dire che il ministro rompe ogni indugio e mette nero su bianco un tassello importante nel progetto di una differenziazione dei finanziamenti alle università, al fine di creare centri di eccellenza e università di «secondo piano». E che uno dei criteri portanti è dato dalla riduzione dei costi del personale. Una logica aziendalista denunciata nei mesi scorsi, ma le modifiche introdotte, stabilendo che sia il bilancio a stabilire quali gli atenei meritevoli e quelli no, la dicono lunga sullo stile di pensiero attorno alla formazione di questa compagine governativa.

Quando dal governo giunse la dichiarazione che il decreto non sarebbe stato rinnovato per presentare una proposta organica di riforma, in molti scrissero che se non era una vittoria piena le mobilitazioni erano riuscite almeno a mettere in difficoltà Silvio Berlusconi. Ma i decreti attuativi e il voto di ieri mettono in evidenza una strategia del governo, che dovrebbe far riflettere. Il governo, infatti, di fronte al conflitto sociale ha scelto una precisa strategia. Si dice sempre disposto al dialogo, sceglie un basso profilo rispetto alle manifestazioni di piazza, ma poi quando le mobilitazioni perdono intensità riprende il suo cammino come se nulla fosse accaduto. Un cambiamento di strategia rispetto alla precedente esperienza governativa di Silvio Berlusconi, quando il cavaliere mostrava il volto duro del decisionista che non indietreggiava di fronte a nulla.

La prola torna adesso all’Onda per dimostrare la sua anomalia. Vuol creare una propria agenda politica senza diventare una variabile dipendente di nessuno. Non vuole cedere alle lusinghe di chi la corteggia; sostiene semmai che i suoi soli e naturali alleati sono gli altri movimenti sociali. Una strategia espositiva delle proprie ragioni che paga in termini di consenso, perché mostra una capacità autonoma di elaborazione. Ma proprio perché vuole essere una forma specifica dell’agire politico, l’Onda è costretta a misurarsi con i nodi della politica. La costruzione del consenso, ovviamente, ma anche la necessità di dare continuità alla propria azione. Assieme a una lettura dei rapporti sociali vigenti. E di conseguenza il nodo del potere e delle alleanza da stabilire. Se la scelta è di non delegare alle forze politiche la rappresentanza delle proprie proposte è con questo ordine del discorso che si misura un sempre un movimento sociale.

Il filosofo francese Alain Badiou ha scritto che la politica si può pensare solo in casi eccezionali, quando cioè si crea una rottura nel tempo lineare dell’esercizio del potere. Solo in questi casi, afferma Badiou, la politica può essere pensata. È difficile sostenere che la realtà italiana sia in questa situazione. Eppure l’Onda ha accumulato sapere critico, una vision innovativa sul tentativo di trasformare il sistema della formazione in una struttura di servizio delle imprese. È finora sfuggita anche alla tentazioni di trasformarsi in un movimento che privilegia una single issue, lasciando così ad altri il compito di trovare una praticabilità politica di quella «questione». Non riesce però a pensare politicamente la parzialità da cui guarda la totalità dei rapporti sociali. Urgenza data anche da una crisi economica che sta radicalmente e ferocemente cambiando il panorama sociale e le caratteristiche del capitalismo che sin qui è stato variamente chiamato neoliberista, postfordista o cognitivo.

Nei mesi scorsi l’Onda ha mandato a dire che è fatta di uomini e donne che non «mollano mai»; che l’Università è diventata un nodo importante nella produzione della ricchezza e che i progetti di riforma vogliono legittimare il fatto di trasformarla in attività direttamente produttiva. Tematiche e attitudini al conflitto che devono fare i conti con una politica istituzionale che fonda la sua legittimità nell’investitura avuta nel voto elettorale. Ma se si vuole incrinare il monopolio della decisione politica occorre che quei temi e attitudini diventino discorso programmatico. Innovando dunque le forme di agire politico e di organizzazione, evitando così i vicoli ciechi del passato.

L’anomalia è uno stile di pensiero e di agire politico da sperimentare. Anche perché altrimenti un’onda è destinata sempre alla risacca. L’anomalia va quindi inventata in una pratica culturale e politica dove nulla è dato per scontato. Neppure quello che sembrava acquisito.

Articolo pubblicato sul Manifesto il 9 gennaio 2009

ondaAnomala: solidarietà dal messico zapatista

13 Gennaio 2009

Messaggio per la Onda Anomala dal S.E.R.A.Z.L.N.

Sistema Educativo Ribelle Autonomo Zapatista di Liberazione Nazionale

“Compagni e compagne,
a nome delle bambine e dei bambini delle scuole primarie e secondarie,
a nome dei compagni e delle compagne promotrici e promotori d’educazione,

ci rivolgiamo a voi, compagni e compagne studenti universitari di diversa età,
voi che in questo momento e in quelli passati,soffrite le imposizioni del malgoverno,
che vuole imporvi qualcosa che non da beneficio al popolo.

Per noi la parola educazione é importante, che il soggetto, l’essere umano, si prepari,
conosca, si auto formi con i suoi materiali. Non bisogna basarsi sulle conoscenze che non
sempre ci dicono la verità assoluta.

Una cosa molto importante per voi compagne e compagni studenti d’Italia,
é che quello che state facendo, con le manifestazioni, é che state cercando di bloccare,
perché non venga imposto, perché non si privatizzi l’educazione pubblica di questo paese.

Dovete avere ben chiaro che quello che state facendo é un insegnamento, é un buon cammino da seguire,
perché solo in questo modo possiamo auto educarci, possiamo difenderci dalle ingiustizie, dalle
privazioni a cui vogliono sottometterci i neoliberalisti.

Sappiamo che quando manifestiamo nelle strade, anche questi studenti e anche voi come noi,
stiamo facendo formazione. Perché quando manifestiamo, vuol dire che c’é qualcosa di negativo nella
nostra vita, e quindi lo stiamo rinnegando.
In questo momento quando gridiamo e manifestiamo, stiamo educando, stiamo facendo vedere la nostra
rabbia, il nostro coraggio.

Noi come zapatisti crediamo che dovete andare avanti con queste lotte, perché é un esempio.
Non possiamo aspettare che quelli dall’alto c’impiantino un’educazione che non va d’accordo con i
nostri principi umani, che non va d’accordo con la nostra cultura, la nostra lingua e i nostri pensieri.
Per questo sorelle e fratelli, compagne e compagni studenti, non dovete avere paura,
il vostro é un esempio da seguire e noi siamo con voi.

Da qui, dal Caracol 2 di Oventik vi inviamo in nostro fraterno saluto, educatamente e anche la nostra
forza, perché la vostra lotta é anche la nostra lotta.
Quindi compagne e compagni, metteteci tanta voglia e globalizziamo la nostra Educazione Autonoma!

Vi facciamo anche questo invito:
costruite delle Università che siano veramente del popolo e che siano per il popolo.
Non studiamo cose che non siano un beneficio per il popolo.

Compagne e compagni studenti d’Italia di tutti le università, continuate lottando,
e se é necessario, date la vita perché questo si scriverà nella storia.

Compagne e compagni queste sono tutte le mie parole e animo a tutte e tutti.

Vi parlano i vostri compagni d’educazione, il compagno Amos e il compagno Lucio.
Grazie Mille

Vita, Terra e Libertà per il Popolo Palestinese!

10 Gennaio 2009

Vita, Terra e Libertà per il Popolo Palestinese!

Continua il terrore israeliano a Gaza, non possono che continuare le mobilitazioni per contestarlo e dennunciare all’opinione pubblica i crimini del governo di Tel Aviv!
Domenica 11 gennaio ore 10,30 concentramento a piazza Mancini (statua di Garibaldi) a Napoli per un corteo cittadino in cui si annuncia anche la partecipazione delle comunità arabe della Campania. cerchiamo di diffondere più possibile la partecipazione!
Sabato alle 10.30 ci sarà anche un sit-In alla Rai di Napoli (piazzale Tecchio) per contestare l’informazione schifosa che si sta facendo sul massacro del popolo Palestinese

comunità palestinese

appuntamento del gruppo di lavoro BENI COMUNI

9 Gennaio 2009

lunedì 12 gennaio - ORE 15:00 presso l’AULA T2 ATTIVATA

in vista del seminario internazionale VERSO RIFIUTI ZERO che si terrà a Napoli il prossimo Febbraio

in aula la “Riforma universitaria”

5 Gennaio 2009

UNIVERSITA’: VITO, GOVERNO PONE FIDUCIA SU DL GELMINI

Roma, 5 gen. (Adnkronos) - Il governo ha deciso di porre la questione di fiducia sul decreto legge Gelmini che contiene la riforma universitaria e oggi e’ approdato nell’aula di Montecitorio. Ad annunciarlo e’ stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, prendendo la parola alla Camera. ”In considerazione della scadenza del dl prevista per il prossimo 9 gennaio -ha spiegato Vito- il governo ha deciso di porre la questione di fiducia sull’approvazione senza emendamenti , ne’ articoli aggiuntivi dell’articolo unico che e’ stato licenziato dalla commissione Cultura identico al testo approvato in Senato”.

il Governo mette la fiducia sul decreto Gelmini

ROMA - Il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto Gelmini sull’università in discussione in Aula alla Camera. Il provvedimento, già approvato dal Senato deve essere convertito entro il 9 gennaio. Il voto di fiducia è previsto per la giornata di mercoledì alle 17. Si tratta della nona fiducia chiesta dall’esecutivo dall’inizio della legislatura.
Il capogruppo del Pdl Elio ha sottolineato che la richiesta è determinata dall’imminente data di scadenza del provvedimento e ha osservato che “si è sviluppato in commissione un esame compiuto” e che in Senato il testo aveva subito “rilevanti modifiche accogliendo anche proposte dell’opposizione”.
La discussione generale sul decreto si era conclusa in assemblea il 12 dicembre scorso. Poi il provvedimento era rimasto in lista d’attesa per l’affollamento del calendario. L’Aula, infatti, era impegnata con altri decreti di cui era più urgente la conversione in legge e con la finanziaria. E oggi, dopo la la richiesta del governo, la conferenza dei capigruppo ha deciso che, giovedì, il voto finale sarà trasmesso in diretta tv: alle 12 ci saranno le dichiarazioni di voto, alle 13 circa il voto finale.
“Aspettiamo il voto del parlamento, di certo è un passo importante - commenta Maria Stella Gelmini - è un provvedimento assolutamente utile e necessario, un passo in avanti verso la meritocrazia, perchè distingue le università virtuose dalle altre, agevola il ricambio generazionale assumendo giovani ricercatori e assicura più trasparenza nei concorsi” (5 gennaio la Repubblica)

Assemblea del nuovo anno

3 Gennaio 2009

AGGIORNAMENTO: LA prima Assemblea Permanente dell’anno si terrà il 7 gennaio alle 15:00 nell’aula t2. Si discuterà, tra le altre cose, di come proseguire nella mobilitazione.

18 dicembre - l’ONDAnapoletana in azione

19 Dicembre 2008

«L’ONDA» A VIA MARINA - Intorno alle 19, una cinquantina di studenti dell’Onda, quelli della protesta anti-governo, hanno esposto un lungo striscione davanti al’ingresso dell’hotel extralusso di Romeo, inaugurato appena 7 giorni fa. Lo striscione recita: «Chiuso per crisi, sotto a chi tocca». In un comunicato spiegano così l’azione di protesta: «Intendiamo denunciare il fatto che dietro l’intreccio di corruzione e responsabilità politiche (che si estende a tanti altri ambiti come quelli dei rifiuti e dei nuovi affari, inceneritori in testa), c’è un enorme questione sociale irrisolta. Quella del diritto all’abitare, un fondamentale diritto di cittadinanza, rispetto al quale a Napoli e in Campania non c’è più nessuna politica attiva verso i bisogni di giovani e precari. Si preferisce esternalizzare e privatizzare il patrimonio pubblico, regalando i soldi ai pescecani, con gravi responsabilità amministrative e consenso bipartisan». (CORRIERE DEL MEZZOGIORNO)

PROTESTA DEGLI STUDENTI DELL’ONDA DAVANTI L’HOTEL ROMEO

NAPOLI (18 dicembre) - Una manifestazione di protesta degli studenti del movimento universitario “Onda anomala” si è svolta all’ingresso dell’albergo Romeo, di proprietà dell’imprenditore al centro dell’inchiesta sugli appalti a Napoli, in via Marina. I manifestanti hanno steso uno striscione davanti alla porta della hall gridando slogan contro la crisi e contro lo stesso Romeo.

Si è conclusa intorno alle 19 la protesta degli studenti organizzata davanti all’albergo Romeo. I manifestanti sono entrati nella hall gridando slogan, chiedendo che il patrimonio immobiliare del Comune venisse requisito e affidato agli studenti fuori sede. (Il Mattino)

MAGNA NAPOLI: studenti protestano davanti all’Hotel Romeo

Manifestazione di protesta degli studenti del movimento universitario ‘Onda anomala’ all’ingresso dell’albergo Romeo, di proprietà dell’imprenditore al centro dell’inchiesta sugli appalti a Napoli, in via Marina. I manifestanti hanno steso uno striscione davanti alla porta della hall gridando slogan contro la crisi e contro lo stesso Romeo. (La Repubblica)

il malato cronico !

11 Dicembre 2008

A proposito dell’assemblea “auto-convocata” martedì 2 dicembre…quella del gruppo contrario (contras) all’occupazione della facoltà di sociologia

«Lo stile è l’uomo»

J. Lacan

Come si esercita un potere? Quali sono le forme attraverso cui si dispiega un atto violento?

Si può leggere, sul dizionario della lingua italiana di Tullio De Mauro, questa definizione del concetto di violenza:« coercizione esercitata su qcn. influendo sulla psiche o la volontà: v. morale; fare dolce v., persuadere qcn. con modi gentili ma convincenti a fare o a non fare qcs.».

Come qualificare l’agire di un professore universitario che, noncurante dell’influenza esercitata su uno sparuto sciame di studenti allo sbaraglio, si arroga il “dovere” di difendere, con remissiva modestia, la giustezza del suo alto senso della democrazia?

Per il professore Caramella l’occupazione di una facoltà, frutto di un articolato percorso di discussione e di lotta, è un atto anti-democratico e violento. Allora “cammellare” studenti senza argomentazioni e incapaci di andare oltre il proprio stomaco e la punta del loro acuto naso, dovrebbe oltremodo urtare la profonda sensibilità democratica del caro Caramella. Così, purtroppo, non è!

Abbiamo assistito ad una sequela di interventi plebei e “pre-politici”, in un’assemblea imposta ad arte per mettere in discussione l’impegno profuso da un considerevole numero di studenti, che hanno come grande “limite” la tenacia di alimentare un’opposizione diffusa e di merito alla distruzione in atto dell’intero sistema formativo italiano.

La lezione di democrazia del professore (da Gaber a Popper) è stato di un istruttivo esempio di come si sedimenta comune senso del vuoto: l’agire politico-democratico una mera questione statistico-matematica, l’argomentazione pubblica una retorica demagogica e plebiscitaria!…

Complimenti professor Caramella!

I militanti di una mobilitazione nazionale tra le più partecipate degli ultimi decenni sarebbero un’accolita di « coglioncelli» affetti da un vecchio morbo rivoluzionario. Il prof ha, però, confessato di essere stato affetto dalla stessa terribile malattia, ma ha rassicurato tutti dicendo di essere pienamente guarito. Conosciamo molte illustri figure guarite dal morbo: Giuliano Ferrara, il ministro Bondi, ecc.. Il nostro caro Caramella è in dolce compagnia!

Inoltre, la facoltà di Sociologia annovera nel corpo docente un professore pienamente rinsavito dall’ operaismo cronico, pandemia diffusa nei lontani anni ’70, ed ora curato con alte dosi di BASSOLITE.

Al fondo della verve “disoccupante” di sociologi in erba e di qualche professore invasato dalla smania di educare alla normalità democratica, vi è una sostanziale acquiescenza rispetto alle politiche di disimpegno pubblico del governo Berlusconi: il dettato neo-liberista rinvigorito in una fase di profonda crisi del complessivo sistema capitalistico e dei suoi assetti di potere globale. Per i nostri cari Contras è, forse, giusto che a pagare la crisi attuale siano i lavoratori precari, gli studenti ed i pensionati.

Caramella avrà probabilmente la sua azienda universitaria nella quale iniziare ad un nuovo sapere sociologico, fratello bastardo dell’economicismo dominante. Qualcuno sicuramente se lo «inchiappetterà», ma è difficile pensare che vendendo quotidianamente il didietro al discorso del Padrone si possa evitare di cronicizzate qualche altra malattia morale!

Mauro Antonio Caliso-Bussolino

Lunedì 8 dicembre SOCIOLOGIA E’ DISOCCUPATA !

9 Dicembre 2008

Abbiamo deciso, raggiunto il fine che ci eravamo posti con l’occupazione, di continuare la mobilitazione in altri modi. I motivi che ci avevano portato all’adozione di una tale tipologia di protesta erano numerosi.

Il tutto è nato dalla necessità, condivisa a livello di Ateneo, di sospendere le elezioni della rappresentanza studentesca: una rappresentanza autoreferenziale, incontrollata, affaccendata nel perseguire interessi personali, degna in tutto della politica partitica nazionale. D’altro canto, quella delle elezioni può anche esser vista come motivazione strumentale, come l’ultima e malaugurata goccia: con il perdurare della mobilitazione abbiamo ritenuto necessario dare un segnale a chi già dava l’Onda per morta .Quando abbiamo riscontrato la necessità di un momento di confronto, liberi dall’ impellenza delle scadenze universitarie, il blocco della didattica ha rappresentato l’occasione di una chiamata per gli studenti di Sociologia, un modo non evitabile di doversi rapportare alle ragioni della mobilitazione, una possibilità di confrontarsi con i colleghi. Ci siamo resi conto che il non poter seguire le lezioni per una settimana ha causato disagio e ci ha resi impopolari. D’ altro canto, l’Assemblea non è una lista elettorale in cerca di voti ma uno strumento di partecipazione diretta; in tal senso, abbiamo preferito perdere il consenso dei molti per acquisire la partecipazione di alcuni. L’Assemblea non si è arrogata il diritto di rappresentare tutti gli studenti della Facoltà. Gli studenti sono liberi di farvi parte ed anzi sono espressamente invitati a parteciparvi. L’Assemblea rappresenta l’opportunità possibilità di partecipare in maniera diretta ai percorsi di mobilitazione che puntano a modificare l’ attuale realtà universitaria..
Gli studenti devono tornare al centro delle questioni inerenti l’università italiana: il potenziamento reale ed effettivo del peso politico degli studenti universitari è uno degli scopi nonché una delle ragion d’essere dell’Assemblea Permanente di Sociologia, in maniera perfettamente concorde con il movimento studentesco nazionale.
Abbiamo ricevuto una dura contestazione a causa dell’occupazione e sappiamo che ciò è venuto in risposta ad un atto di forza da parte dell’Assemblea Permanente. Nonostante ciò, la nostra occupazione può essere definita “aperta” nel momento in cui aveva l’obbiettivo di confrontarsi con tutti coloro che avevano opinioni divergenti in merito alle forme di mobilitazione. In merito alle proposte emerse, come quella di mettere ai voti l’occupazione, sono doverose alcune considerazioni: è impensabile che l’Assemblea risulti avulsa dal contesto in cui si trova e indifferente alle istanze degli studenti che non condividono le forme della protesta, ed è assurdo che si pretenda dall’Assemblea Permanente una decisione subitanea, immediata e concorde rispetto a queste istanze. Un processo di confronto assembleare è lungo e complesso proprio perché sono in molti a decidere e non soltanto uno: vengono prese decisioni che devono essere necessariamente condivise sia per rispetto di chi sceglie di partecipare ed ha profuso tempo, impegno e fatica nella partecipazione, sia per evitare qualsiasi pericolo di decisioni autoritarie.
Abbiamo deciso di interrompere l’occupazione ma non certo la mobilitazione che prosegue a livello nazionale. Riteniamo che la lotta non vada circoscritta esclusivamente al contesto universitario, ma debba coinvolgere altri ambiti sociali come quello lavorativo, i comitati in lotta contro le devastazioni ambientali, i migranti, oggetto delle politiche discriminatorie e securitarie, e così via. Primo obiettivo è quello di arrivare allo sciopero generale del 12 dicembre prossimo, una tappa immediata che ci vede impegnati nella costruzione di un percorso comune con tutte le figure lavorative e sociali che vivono quotidianamente il precariato e lo smantellamento del sistema di welfare.

ASSEMBLEA PERMANENTE DI SOCIOLOGIA

Martedi’ 9 Dicembre ore 17 Palazzo Corigliano, Piazza San Domenico—Appello per un’assemblea dei movimenti verso la generalizzazione dello sciopero del 12 dicembre

8 Dicembre 2008

Alle lavoratrici e ai lavoratori
Alle studentesse e agli studenti medi e universitari
Ai docenti, lettori, dottorandi, ricercatori, personale T.A.
Alle precarie e ai precari
Ai disoccupati ed alle disoccupate
Alle migranti e ai migranti
Ai movimenti in difesa dei beni comuni e dei diritti civili
Ai sindacati che promuovono lo sciopero

Quest’appello nasce dal forte desiderio di parlare a tutte/i coloro che credono che il 12 dicembre sia una giornata in cui i movimenti possano davvero scompaginare gli equilibri sociali e politici del paese,  continuando il virtuoso processo di ricomposizione dell’opposizione sociale iniziato già nelle piazze del paese in questo autunno.
Lo sciopero generale è certamente un risultato importante determinato anche dalla grande forza espressa dal movimento studentesco dell’Onda, ma non basta se non riusciamo a confrontarci con la sfida di intrecciare e unificare le lotte sociali, per il lavoro ed il reddito, in difesa dei diritti civili e dei beni comuni. Adesso, certo, siamo in grado di osare una sfida di tale portata, come ormai da anni non accadeva.
Sono stati proprio gli studenti/esse a dimostrare, in questi mesi, che è possibile uscire dall’angolo, di ridare fiato all’opposizione sociale, imponendosi sulla scena politica del paese con uno slogan che enuclea già un programma di generalizzazione del conflitto sociale.
“Noi la crisi non la paghiamo”: definisce già un “noi”, ossia chi la crisi fino ad oggi l’ha sempre pagata (studenti, lavoratori, disoccupati, migranti, precari…), e, al contempo, ridefinisce un discorso chiaro, un concetto che non desta dubbi: la crisi la paghi chi l’ha prodotta! Leggi il resto di questo articolo »


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