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Arbore ad Amalfi con il napoletano SI e quello NO

Renzo Arbore - Orchestra Italiana ad Amalfi 087

Renzo Arbore ad Amalfi con la Orchestra Italiana (vedi la foto gallery)

Renzo Arbore è stato protagonista di una tre giorni ad Amalfi con un rewind della memoria e della storia della tv italiana.

E proprio per il suo impegno per il piccolo schermo la città di Amalfi gli ha tributato il Premio Smeraldo per la regia televisiva consegnatogli nella basilica del Crocifisso dall’amministratore dell’EPT Rino Avella, al termine di una tre giorni a cui hanno partecipato dirigenti Rai, giornalisti e addetti ai lavori. Ma soprattutto gli amici di sempre, da Luciano De Crescenzo a Maurizio Ferrini, da Marisa Laurito a Gegè Telesforo. E poi ancora il maestro Gianni Mazza e Mario Marenco, ancora oggi enfant terribile come ai tempi del miglior Riccardino di «Indietro Tutta».

Il gruppo si è presentato compatto all’appuntamento amalfitano durante il quale Renzo Arbore non ha esitato ad assumere il timone del palcoscenico per parlare della sua tv, di quella attuale e dei ricordi che lo legano alla Costiera Amalfitana.
Per lui, si è scomodato anche Gianni Minoli, vincitore lo scorso anno del Premio Smeraldo, e tra una punta d’ironia e qualche spunto di verità Arbore alla fine è stato persino indicato come papabile alla presidenza di “Mamma Rai”.

La televisione “spazzatura” è stato il centro della discussione nella quale sono intervenuti numerosi presenti con un’analisi affidata proprio al celebrato Renzo Arbore che nel tracciare il suo percorso in Rai, ha delineato come i dati Auditel condizionino fortemente i palinsesti della programmazione televisiva. Tra le righe dei discorsi apprezzamenti soprattutto per Fiorello: “Un personaggio che piace a tutti, in tv come alla radio e coniuga il campione culturale alto con quello medio del campione auditel. Fiorello ha un umorismo di gusto, informato, non scade in certi atteggiamenti. Credo che per avere risultati bisogna iniziare a pagare lo scotto di un ascolto minoritario e forse questo accadrà già dal festival di Sanremo, perché sono finiti i tempi di una volta. E’ importante la qualità del pubblico che ti vede, occorre capire questo».

Poi parlando di Amalfi ha ricordato la grande passione per la Costa che è meta preferita sin dall’infanzia: “La mia famiglia di estrazione cattolica, veniva da queste parti a farsi benedire, a fare il precetto pasquale alla Madonna di Pompei per poi fare il giro della costiera passando per Sorrento, Positano ed Amalfi. Ho incontrato un grande amalfitano, Gaetano Afeltra, uno dei grandi maestri che mi onorava della sua amicizia. Ricordo che mi chiese di presentare un suo libro, io lo feci con onore. Lo presentammo divertendoci e da allora fu grande amicizia. Insomma Gaetano Afeltra era per me Amalfi nei suo racconti della sua giovinezza, della sua città, i ricordi di un napoletano sì».

E proprio sul “napoletano sì”, Arbore si è soffermato a chiarire una polemica mai doma sul modo di interpretare la canzone napoletana: “La mia città di adozione è Napoli e ci sono state delle critiche che mi hanno addolorato, io sono giunto alla conclusione che ci sono i napoletani SI ed i napoletani NO. Certamente i salernitani sono napoletani SI».

La tre giorni si è chiusa in serata con il concerto in piazza Flavio Gioia dove Arbore e l’Orchestra Italiana hanno dato vita ad concerto “sentimentale per Amalfi”.

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